Semio-teca è il blog didattico del Laboratorio (2) di scrittura della Laurea Magistrale in Semiotica dell'Università di Bologna. Curato dal docente Antonio Laurino, raccoglie e presenta gli elaborati prodotti dalle studentesse e dagli studenti durante le diverse edizioni del corso, a partire dall'a.a. 2018/2019. I testi che ospita, redatti individualmente o in coppia e oggetto di discussioni critiche collettive, affrontano, da una prospettiva semiotica, temi ed eventi politici, culturali, artistici e mediatici, hanno carattere essenzialmente commentativo e sono rivolti a un pubblico interessato ma non specialista.

Separated by ICE di Carol Guzy



Nessun posto in cui andare: vite mutilate

Un padre incensurato allontanato da moglie e figlie dai militanti dell’ICE. Una famiglia divisa senza alcuna motivazione. L’immagine vincitrice al World Press Photo 2026, scattata dalla fotografa Carol Guzy, racconta l’ennesima frattura sociale causata dalle politiche trumpiane. Il IV Emendamento, garante della protezione contro sequestri immotivati, si vede tradito nelle azioni disumanizzanti compiute da quella che, sempre più, appare comportarsi come la milizia personale del Presidente. Strappata via da suo marito Luis, Cocha lancia un estremo appello: “Please understand we are coming here for a better opportunity, not just for ourselves, but for our children”. Ma il muro è già innalzato, ora la volontà appare essere la separazione interna di chi è rimasto.

Nowhere to run ain’t got nowhere to go”. Bruce Springsteen nel brano Born in the USA racconta la storia di un giovane soldato che, una volta rientrato dalla guerra in Vietnam, ritrova un sistema decadente e senza prospettive. Il singolo, storicamente frainteso nell’ambiente repubblicano, descrive in realtà il tramonto dell’American Dream: l’impossibilità di costruirsi un futuro, nel crollo dello Stato di Diritto, è oggi come allora una tematica attuale. Lo slogan sovranista “Make America Safe Againdimentica chi, come Luis, ha contribuito a rendere great la Nazione, mutilando le loro vite e costringendoli a vivere traumatici atti di separazione. La fotografia riassume l’ingiustizia sociale vissuta dai tanti che speravano, nella “Land of free” statunitense, di trovare un futuro migliore, e che ora si ritrovano privati della solidità famigliare e senza nessun luogo in cui andare.

Andrea Pio Di Candia


Tenersi e perdersi: estetica della separazione interna

Due ragazze che si tengono alla felpa del padre. Le mani che stringono il tessuto. L’immagine è costruita attorno a un gesto: l’aggrapparsi. Le figlie di Luis afferrano la felpa del padre opponendo alla forza di chi li vuole dividere l’unico strumento a loro disposizione: il proprio corpo.
La composizione caotica che struttura la fotografia, segnalata dalla giuria come uno dei tratti distintivi dello scatto, carica emotivamente la scena di disperazione. Il disordine visivo lascia trasparire lo scompiglio esistenziale di una famiglia che si frantuma. Le mani che si stringono e i volti rigati dalle lacrime rappresentano l’ultimo tentativo di resistenza affettiva contro una politica di esclusione ed espulsione.

Luis è ecuadoriano, vive nel Bronx e non ha precedenti penali. Questo dato biografico esterno all’immagine carica quest’ultima di un senso di ingiustizia ancora più inaccettabile.

La forza dello scatto risiede nel manifestare ciò che la fotografa Carol Guzy definisce interior separation: il momento in cui lo Stato riduce le persone a mere voci di un protocollo burocratico rendendo un estraneo chi, fino a un istante prima, faceva parte della comunità. Una frattura che lacera il tessuto sociale dall’interno delle sue stesse istituzioni.

Edoardo Fasoli


Ritratto di un arresto

Suono e movimento. Sono queste le sensazioni che traspaiono dallo scatto vincitore del World Press Photo 2026. Le urla delle figlie di Luis sono così manifeste che diventano udibili attraverso un’immagine. Il volto della ragazza di sinistra è rivolto verso il padre, figura invisibile eppure centralizzante, mentre quello disperato della sorella è piegato all’indietro. Luis è in balia di due forze: una centripeta e una centrifuga. La prima è rappresentata dagli invisibili agenti che trascinano l’uomo per portarlo via dai suoi affetti; la seconda è la forza delle figlie che afferrano il genitore per cercare di tirarlo a sé.

Il contrasto dinamico viene accentuato dalla luce, la cui sorgente è a destra, in piena opposizione con il lato sinistro buio. L’effetto chiaroscuro che si crea ricorda quello dei dipinti di Caravaggio, dove il gioco di luci e ombre di rado si limita a essere una scelta meramente artistica.

Le retate dell’ICE, organizzazione governativa atta al controllo dell’immigrazione, hanno segnato la fine dell’anno 2025. Per gli statunitensi si trattava di episodi di quotidiana follia e ordinaria violenza. L’osservatore viene catapultato nella vicenda e diventa un membro della calca. È proprio perché si trova là, in mezzo alla folla, che può sentire le grida e vedere i volti così nitidamente.

Martina Nuvoli


Quando l’immagine non basta: l’integrazione fra fotografia e testo

Separated by Ice di Carol Guzy, scatto vincitore del World Press Photo 2026, rappresenta uno strappo. È la composizione stessa della fotografia a suggerirlo: i lati destro e sinistro, due busti, costituiscono due lembi, mentre al centro l’intreccio di mani e braccia diventa la ferita che si apre, o che viene aperta. In alto, in posizione centrale, i volti di due giovani donne mostrano espressioni di sofferenza e preoccupazione: il dolore. Sono loro il vero fulcro.

Ma chi sono i soggetti? Cosa sta accadendo? L’immagine, da sola, non è in grado di fornire queste risposte, né l’osservatore può dedurle con certezza. È qui che il testo diventa un supporto fondamentale: titolo e didascalia aggiungono ciò che manca. Attraverso questa integrazione si costruisce una narrazione capace di restituire un quadro più completo degli eventi.

Luis, un migrante ecuadoriano, viene arrestato dagli agenti dell’ICE subito dopo un’udienza in un tribunale dell’immigrazione a New York. Ciò avviene davanti alla sua famiglia. L’episodio si inserisce nel contesto di politiche migratorie più restrittive negli Stati Uniti a partire dal 2025, che permettono agli agenti dell’immigrazione di effettuare arresti anche negli spazi pubblici. Questo ha portato a un aumento delle detenzioni e a numerose separazioni familiari.

Dunque, immagine e testo non si limitano a sommare informazioni diverse, ma si condizionano reciprocamente: la fotografia apre uno spazio di interpretazione attraverso la sua struttura e il suo impatto visivo, mentre la didascalia orienta e definisce la lettura, trasformando l’evento in una narrazione più circoscritta e leggibile. 

Martina Ziulu

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