Semio-teca è il blog didattico del Laboratorio (2) di scrittura della Laurea Magistrale in Semiotica dell'Università di Bologna. Curato dal docente Antonio Laurino, raccoglie e presenta gli elaborati prodotti dalle studentesse e dagli studenti durante le diverse edizioni del corso, a partire dall'a.a. 2018/2019. I testi che ospita, redatti individualmente o in coppia e oggetto di discussioni critiche collettive, affrontano, da una prospettiva semiotica, temi ed eventi politici, culturali, artistici e mediatici, hanno carattere essenzialmente commentativo e sono rivolti a un pubblico interessato ma non specialista.

Scrivere è di nuovo cool: l’inganno dietro alla nuova favola capitalista

Scrittura, lavoro e stipendio non sono parole che spesso vengono accostate tra loro. Scrivere è ancora considerato un hobby “da cameretta” che fatica a ottenere una dignità economica e sociale. Paradossale è il caso di Carrie Bradshaw, protagonista della serie Sex and the City: nonostante sia un'editorialista affermata e di successo, nel corso delle stagioni la donna versa spesso in ristrettezze economiche. L’ingresso dell’intelligenza artificiale nel mercato del lavoro ha contribuito al rafforzamento di questo stereotipo, in quanto i primi mestieri che sono stati automatizzati sono proprio quelli creativi. Considerando ciò, sembra davvero impossibile pensare che l’acerrima nemica degli scrittori sia oggi la loro più grande benefattrice.

Aziende multimiliardarie del calibro di Netflix, OpenAI e Microsoft sono alla ricerca di storyteller e sono disposte a offrire cospicue somme di denaro pur di trovarli. Ma perché pagare una persona 400.000 dollari quando basta inviare un prompt a un’intelligenza artificiale? In merito a ciò, Cristin Culver, fondatrice della società di comunicazioni Common Thread, sostiene che: «Se tutti sono degli scrittori, allora nessuno lo è». In un’era digitale dominata da testi di scarsa qualità prodotti dall’IA, per distinguersi bisogna affidarsi a professionisti della scrittura in carne e ossa. Ma prima di esultare per il trionfo dell’ingegno umano sulle logiche tecnocapitaliste, bisogna domandarsi quanto davvero queste iniziative siano lontane dagli schemi dell’economia liberista.

La cantautrice e produttrice discografica PinkPantheress, in un’intervista per Apple Music ha spiegato come il talento non basti: bisogna rendersi vendibili. «Ho ascoltato artisti che hanno la migliore musica che io abbia mai ascoltato […] ma non hanno la fanbase, hanno solo gli ascoltatori. E io penso: “Immagina se tu facessi un passo verso il branding e pensassi fuori dagli schemi per promuoverti e metterti in gioco”». A essere premiata non è solamente l’abilità di scrivere, ma piuttosto la capacità di inscatolare un testo in un contenitore che risulti appetibile ai consumatori. La stessa PinkPantheress ha fatto così. Dopo essere diventata virale su TikTok nel 2020, ha costruito intorno ai suoi brani UK garage un immaginario iconico e immediatamente riconducibile a lei, ispirato alla moda Y2K e alla British aesthetic.

Il riscatto degli autori si rivela quindi un’illusione: finché i brand prediligeranno la quantità e la forma alla qualità e alla sostanza, non verrà mai resa giustizia a questa professione.

Martina Nuvoli

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