Globalizzazione e identità: il caso di Tuvalu
La globalizzazione viene spesso considerata responsabile dell’annullamento dell’identità dei popoli. Come viene sottolineato nell’articolo di Ugo Volli esiste ormai un’”indetità semplice”, figlia della nuova società interconnessa e omologata. Le persone di tutto mondo mangiano le stesse cose, indossano gli stessi vestiti e guardano gli stessi film. L’identità è un concetto ambiguo, poiché possiede una componente sia spontanea sia artificiale: le culture si sviluppano in modo naturale, ma possono anche essere costruite intenzionalmente. Il caso dello Stato di Tuvalu è esemplificativo di questa dicotomia.
La crisi climatica a Tuvalu
Tuvalu è una piccola nazione insulare situata nell’Oceano Pacifico. Da qualche anno il paese è sotto i riflettori, per via della drammatica situazione che sta attraversando: il livello dei mari sta aumentando in modo esponenziale e Tuvalu rischia di venire totalmente sommerso entro il 2050. Il Ministro degli Affari Esteri Simon Kofe aveva lanciato un avvertimento con l’acqua che arrivava fino alle ginocchia, avvertimento che è servito a ben poco, dato che Tuvalu si sta preparando a compiere una transizione tecnologica al fine di diventare “la prima nazione digitale”.
La prima nazione digitale
Il piano del governo è quello di trasferire le
risorse fisiche, linguistiche e culturali su Internet in modo tale da
conservare il patrimonio materiale e immateriale, mentre i cittadini gradualmente
migrano nei limitrofi Paesi del Pacifico. Se da una parte la globalizzazione
tecnologica sta permettendo a questo Stato di sopravvivere in un luogo digitale,
dall’altra bisogna considerare come essa stessa sia la causa del cambiamento
climatico e del conseguente innalzamento del livello dei mari. I tuvaluani
non sono di certo il primo popolo costretto ad abbandonare la propria terra, ma
le circostanze senza precedenti dietro alla loro diaspora ci costringono a
rivalutare il concetto di identità ai giorni nostri.
Le sfide della transizione digitale
Di sicuro il dover fronteggiare un cataclisma climatico ha rafforzato il sentimento identitario della popolazione. Tuttavia, la migrazione digitale richiede uno sforzo ulteriore, ovvero quello di ricostruire artificialmente un patrimonio culturale su un mezzo che connette le persone, ma allo stesso tempo le distanzia. Internet non può simulare in modo perfetto l’esperienza concreta del vedere le danze tradizionali, ascoltare la voce dei bambini in tuvaluano, né tantomeno quella di toccare con mano le imbarcazioni tipiche. Il governo di Tuvalu è al corrente di ciò e considera quella della transizione digitale un compromesso forzato, atto a preservare una nazione che combatte per sopravvivere senza più una sovranità territoriale.
Martina Nuvoli
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