Essere madre a sessant’anni in Cina
Lo shīdú 失独,“perdita del figlio unico”, è un fenomeno diffuso in Cina che descrive il lutto legato alla morte del figlio unico. Nel Paese fino al 2015 vigeva una legge atta al controllo delle nascite che impediva alle famiglie di avere più di un bambino. I figli nella società cinese sono considerati preziosi, non solo per via di questa normativa, ma anche perché, una volta cresciuti, essi hanno il dovere – e l’obbligo – di prendersi cura dei propri genitori. Nel momento in cui tale scambio non può avvenire, le famiglie vivono dei momenti di crisi. I “genitori shidu” possono sviluppare disordini mentali come la depressione e il disturbo da stress post-traumatico. È proprio in questo clima di disagio che Sheng Hailin, all’età di sessant’anni, ha deciso di diventare nuovamente madre in seguito alla perdita della sua giovane figlia.
La sua vicenda è stata raccontata in una serie fotografica intitolata Motherhood
at 60, selezionata tra le migliori del World Press Photo 2026. Il primo
scatto rappresenta una soglia di accesso alla sua storia. Il lato
sinistro, leggermente sfocato, suggerisce infatti l’idea di un osservatore che
si trova al di là di una porta, e che spia la scena attraverso una serratura. Sheng
Hailin, dottoressa in pensione, viene immortalata in una stanza d’ospedale.
È seduta su una sedia di fianco al letto, e indossa un pigiama con sopra un
cardigan, che lascia scoperta la pancia. Viene evidenziata in questo modo la
gravidanza al settimo mese. Il suo volto è rivolto verso sinistra, come a
guardare un ipotetico interlocutore, un particolare che trasporta in un momento
intimo e privato.
Le foto che
seguono il primo timido scatto catapultano l’osservatore nella nuova vita di
Hailin, ora madre delle due gemelle Zhizhi e Huihui. Dopo un parto
rischioso, la neo-mamma cresce le bambine con non poche difficoltà. In Cina i
genitori compiono immensi sacrifici per garantire ai loro figli la migliore
delle istruzioni. Le due gemelle, oltre che andare nelle scuole più
prestigiose, frequentano corsi di pianoforte e danza. Tutto questo però
richiede ingenti risorse economiche e Hailin è costretta a lavorare nonostante
l’età avanzata. In aggiunta, deve prendersi cura di suo marito Wu Jingzhou,
gravemente invalido in seguito a un infarto. L’uomo appare nel reportage fotografico
come una figura sullo sfondo priva di autonomia, tranne che in uno scatto che
lo vede in primo piano mentre coccola Zhizhi.
Dopo aver seguito la famiglia per 15
anni, la serie di foto si conclude con lo zhongkao, l’esame di ingresso al
secondo anno di studi superiori. Si tratta di un traguardo importante per
Zhizhi e Huihui; nell’ambiente cinese infatti il percorso scolastico è difficile e
impegnativo. Eppure, al centro dell’immagine si trova Sheng Hailin. Le figlie
non sono il vero soggetto: la madre occupa l’intera scena. Il
festeggiamento finale assume, quindi, un ulteriore significato. Ormai
settantacinquenne, Sheng Hailin ha superato la sofferenza della perdita,
si è ricostruita una vita in cui non è più sola. Attraverso le figlie, infine,
si è realizzata.
Martina Nuvoli e Martina Ziulu
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