Semio-teca è il blog didattico del Laboratorio (2) di scrittura della Laurea Magistrale in Semiotica dell'Università di Bologna. Curato dal docente Antonio Laurino, raccoglie e presenta gli elaborati prodotti dalle studentesse e dagli studenti durante le diverse edizioni del corso, a partire dall'a.a. 2018/2019. I testi che ospita, redatti individualmente o in coppia e oggetto di discussioni critiche collettive, affrontano, da una prospettiva semiotica, temi ed eventi politici, culturali, artistici e mediatici, hanno carattere essenzialmente commentativo e sono rivolti a un pubblico interessato ma non specialista.

Essere madre a sessant’anni in Cina

Lo shīdú 失独,“perdita del figlio unico”, è un fenomeno diffuso in Cina che descrive il lutto legato alla morte del figlio unico. Nel Paese fino al 2015 vigeva una legge atta al controllo delle nascite che impediva alle famiglie di avere più di un bambino. I figli nella società cinese sono considerati preziosi, non solo per via di questa normativa, ma anche perché, una volta cresciuti, essi hanno il dovere – e l’obbligo – di prendersi cura dei propri genitori. Nel momento in cui tale scambio non può avvenire, le famiglie vivono dei momenti di crisi. I “genitori shidu” possono sviluppare disordini mentali come la depressione e il disturbo da stress post-traumatico. È proprio in questo clima di disagio che Sheng Hailin, all’età di sessant’anni, ha deciso di diventare nuovamente madre in seguito alla perdita della sua giovane figlia.

La sua vicenda è stata raccontata in una serie fotografica intitolata Motherhood at 60, selezionata tra le migliori del World Press Photo 2026. Il primo scatto rappresenta una soglia di accesso alla sua storia. Il lato sinistro, leggermente sfocato, suggerisce infatti l’idea di un osservatore che si trova al di là di una porta, e che spia la scena attraverso una serratura. Sheng Hailin, dottoressa in pensione, viene immortalata in una stanza d’ospedale. È seduta su una sedia di fianco al letto, e indossa un pigiama con sopra un cardigan, che lascia scoperta la pancia. Viene evidenziata in questo modo la gravidanza al settimo mese. Il suo volto è rivolto verso sinistra, come a guardare un ipotetico interlocutore, un particolare che trasporta in un momento intimo e privato.

Le foto che seguono il primo timido scatto catapultano l’osservatore nella nuova vita di Hailin, ora madre delle due gemelle Zhizhi e Huihui. Dopo un parto rischioso, la neo-mamma cresce le bambine con non poche difficoltà. In Cina i genitori compiono immensi sacrifici per garantire ai loro figli la migliore delle istruzioni. Le due gemelle, oltre che andare nelle scuole più prestigiose, frequentano corsi di pianoforte e danza. Tutto questo però richiede ingenti risorse economiche e Hailin è costretta a lavorare nonostante l’età avanzata. In aggiunta, deve prendersi cura di suo marito Wu Jingzhou, gravemente invalido in seguito a un infarto. L’uomo appare nel reportage fotografico come una figura sullo sfondo priva di autonomia, tranne che in uno scatto che lo vede in primo piano mentre coccola Zhizhi.

Dopo aver seguito la famiglia per 15 anni, la serie di foto si conclude con lo zhongkao, l’esame di ingresso al secondo anno di studi superiori. Si tratta di un traguardo importante per Zhizhi e Huihui; nell’ambiente cinese infatti il percorso scolastico è difficile e impegnativo. Eppure, al centro dell’immagine si trova Sheng Hailin. Le figlie non sono il vero soggetto: la madre occupa l’intera scena. Il festeggiamento finale assume, quindi, un ulteriore significato. Ormai settantacinquenne, Sheng Hailin ha superato la sofferenza della perdita, si è ricostruita una vita in cui non è più sola. Attraverso le figlie, infine, si è realizzata.

Martina Nuvoli e Martina Ziulu

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