Semio-teca è il blog didattico del Laboratorio (2) di scrittura della Laurea Magistrale in Semiotica dell'Università di Bologna. Curato dal docente Antonio Laurino, raccoglie e presenta gli elaborati prodotti dalle studentesse e dagli studenti durante le diverse edizioni del corso, a partire dall'a.a. 2018/2019. I testi che ospita, redatti individualmente o in coppia e oggetto di discussioni critiche collettive, affrontano, da una prospettiva semiotica, temi ed eventi politici, culturali, artistici e mediatici, hanno carattere essenzialmente commentativo e sono rivolti a un pubblico interessato ma non specialista.

La nostra necessità di costruire muri: protezione o esclusione?

Protezione e identità

Da sempre l’uomo costruisce muri. La necessità di erigere queste strutture nasce dal bisogno di protezione. Tanto le mura domestiche quanto quelle che circondavano le antiche città servivano a separare un “dentro” da un “fuori”: l’interno era percepito come uno spazio sicuro e rassicurante, mentre l’esterno appariva minaccioso e pericoloso.

Tuttavia, il muro non è soltanto un elemento funzionale, ma anche simbolico. Esso contribuisce alla costruzione dell’identità, definendo chi siamo attraverso la distinzione da ciò che non siamo. In questo senso, crea una separazione tra un “noi” e un “loro”. Se da un lato tale distinzione può rafforzare la coesione di un gruppo, dall’altro rischia di trasformarsi in esclusione.


Esclusione e sicurezza

Coloro che sostengono la costruzione dei muri ritengono che essi siano strumenti necessari per garantire sicurezza, ordine e controllo dei confini. Nel mondo contemporaneo, caratterizzato dalla globalizzazione, fenomeni come le migrazioni e i traffici illegali vengono spesso percepiti come minacce alla stabilità interna degli Stati. In questa prospettiva, i muri rappresenterebbero un mezzo efficace per difendere la popolazione.

Ciò nonostante, anche quando rispondono a esigenze concrete, queste strutture non sono mai neutre. Esse influenzano il modo in cui si costruisce la percezione dell’altro: la separazione fisica può facilmente trasformarsi in separazione mentale, rafforzando stereotipi e visioni semplificate della realtà. Un esempio significativo è rappresentato dai muri costruiti da Israele e dagli Stati Uniti: non sono soltanto barriere materiali, ma anche simboli che accentuano la distinzione tra “noi” e “loro”.


Identità e costruzione del nemico

Il concetto di muro si lega quindi profondamente alla costruzione dell’identità. Nelle sue riflessioni Ugo Volli sottolinea come l’identità non coincide con l’omologazione, ma con la capacità di mantenere un equilibrio tra appartenenza e differenza. Essere uguali, in quest’ottica, significa riconoscere le diversità, senza trasformarle in motivo di esclusione. L’identità, inoltre, si costruisce spesso attraverso il confronto con l’altro, ma rischia di irrigidirsi quando la differenza viene percepita come una minaccia.

Umberto Eco ha analizzato questa dinamica: il nemico non è semplicemente scoperto, ma spesso costruito. Attraverso processi culturali e narrativi, il diverso viene rappresentato come una figura pericolosa, funzionale a rafforzare l’identità del gruppo interno. La distinzione diventa così il risultato di una costruzione sociale.

In conclusione, i muri rappresentano una risposta antica al bisogno umano di sicurezza e definizione identitaria. Tuttavia, se da un lato proteggono, dall’altro possono trasformarsi in strumenti di separazione rigida e di esclusione. La sfida contemporanea consiste nel comprendere quando i confini siano davvero necessari e quando, invece, finiscano per ostacolare il dialogo e irrigidire le relazioni tra individui e popoli.

Martina Ziulu

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