Conoscersi attraverso il diverso: identità in decadenza e nuove prospettive
Zygmunt Bauman, sociologo polacco, teorizzò alla fine degli anni 2000 il concetto di modernità liquida: nella società odierna tutto appare effimero, ogni punto di riferimento tende a dissolversi. Istituzioni, famiglia, lavoro, identità: capisaldi del sistema tradizionale cedono il loro posto a narrazioni fluide, veloci, spesso vacue e intangibili.
La caduta del muro di Berlino risulta come il punto conclusivo dell’era delle Grandi Narrazioni: sotto di esso si possono riscontrare le macerie dell’Illuminismo, dei Nazionalismi esasperati, del Marxismo più incallito. Tutto si ritrova costretto ad abdicare dinanzi alle dinamiche dell’unico precetto a cui sottostare, il Consumo. La mercificazione coinvolge ogni area dell’esperienza umana: dall’opera d’arte che perde la sua storica sacralità, come ravvisato da Walter Benjamin, al tempo libero che diventa tempo del consumo, ai rapporti interpersonali che si svuotano di solidità e valore. L’assenza di punti di riferimento, sociali e personali, diventa il dogma della nuova società postmoderna: la globalizzazione comporta uniformità di intenti e caratteristiche, sulla scena del teatro sociale sono ammesse soltanto maschere predefinite.
La ricerca del sé diventa complicata, ostacolata dalla
volontà di non allontanarsi da quel poco che resta di precostituito, a cui è
meglio restare vicini per non disperdere sicurezze.
L’identità torna a costruirsi sul contrasto con quello che spesso, più che diverso, viene raccontato come il Nemico, come sottolineato da Umberto Eco. Lo straniero diventa spesso il bersaglio più facile di questa narrazione. In Italia, Paese che storicamente basa la propria Cultura sull’insieme eterogeneo di storie e tradizioni, torna con forza la propaganda conservatrice. In questo clima emergono figure politiche come quella del Generale Vannacci che, con il suo nuovo partito politico “FuturoNazionale”, promette di riportare la Nazione alla sua, inesistente, fondativa identità. Può infatti essere utile ricordare come, nel 1861, il Nemico su cui costruire la contrapposizione “noi/loro” fosse proprio il meridionale “Fratello d’Italia” intonato nell’Inno di Mameli, come ricostruito negli scritti del giornalista Pino Aprile.
Non si intende di certo negare l’importanza delle identità
culturali come strumento di relazione: Claude Lévi-Strauss nei suoi testi
sottolinea chiaramente quanto sia necessaria la consapevolezza del proprio punto
di partenza per potersi confrontare con l’esterno. L’unica arma che
abbiamo contro le inscalfibili dinamiche di mercato è quella di una vera
differenziazione identitaria che non passa, come evidenziato in maniera
semplicistica da chi sostiene certe posizioni, dalla paura del diverso bensì
dalla conoscenza delle proprie specificità. Ancora, è proprio nel confine
che per Jurij M. Lotman avviene lo scambio di senso tra le culture: per
potersi muovere adeguatamente nel sistema di significati della semiosfera è necessario riconoscere la propria
individualità, poiché il confronto con l’altro presuppone differenti particolarità.
Se, come sottolineato da Gian Paolo Caprettini, la traduzione culturale
rappresenta una possibilità di relazione, appare determinante evidenziare l’importanza
di utilizzare linguaggi diversi per poter creare nuove, sempre più indispensabili,
narrazioni. Nel mare di significato in cui siamo immersi solo una vera
riscoperta identitaria può garantire una bussola con cui orientarsi.
Andrea Pio Di Candia
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